Cesare Pietroiusti ha progettato per Tusciaelecta “un’opera in movimento” affiancata da un lavoro statico che lega assieme i diversi luoghi toccati dalla rassegna. Linea Greve-Panzano, otto luoghi e storie costituisce un’ipotesi di rimappattura del territorio che nasce dalla narrazione di fatti, vite ed eventi che si sono intrecciate nel tempo in questi luoghi. Attraverso un paziente lavoro di ricostruzione della storia locale, Pietroiusti ha ideato un percorso che viene narrato a bordo di un autobus di linea nel tratto stradale che collega Greve con Panzano. Durante il tragitto l’artista ci segnala alcuni luoghi assolutamente comuni trattandoli come se fossero monumenti o siti di interesse storico monumentale, fornendo informazioni, date e sviluppi. E ancora le Sette targhe, collocate nei sette Comuni promotori in punti qualunque descrivono, di volta in volta, un’abitazione, un distributore di benzina, un’edicola, un “pallalo”… luoghi comuni che per la prima volta assurgono al ruolo di monumento locale. L’indagine di Cesare Pietroiusti si discosta, o meglio, si oppone, all’idea di una costruzione simbolica detentrice di un’ideologia assoluta, di una Storia con la “s” maiuscola, a favore di una microstoria, delle mille storie di gente comune che si tramandano attraverso una consuetudine orale piuttosto che per mezzo di pagine stampate.

Cesare Pietroiusti [Roma, 1955]
La ricerca artistica di Cesare Pietroiusti si muove, con estrema originalità e indipendenza, sulla linea delle ricerche avanguardistiche e concettuali americane degli anni sessanta/settanta. Medico psichiatra, Pietroiusti ha sempre dimostrato un interesse specifico per le situazioni paradossali o apparentemente irragionevoli, comunemente non considerate o “considerate troppo insignificanti per diventare motivo di analisi o di rappresentazione”.
È il caso dei Pensieri non funzionali una pubblicazione del 1997 dove l’artista ha raccolto un centinaio di idee apparentemente assurde, formulate come istruzioni per realizzare progetti artistici che, in diverse occasioni, sono stati concretizzati dall’artista stesso o da altri. 
Pietroiusti agisce dunque a livello sociale, con una predilezione per le microstorie, per la tradizione orale, tentando di far interagire esperienza e lavoro. Le sue opere si propongono di intrecciare reti di rapporti che tendono ad infittirsi. Questo processo paziente e diligente, nel quale non è difficile individuare il persistere di una resistenza autentica alle logiche del sistema galleria/museo, lo ha portato a riflettere sul tema della comunicazione e a sostenere l’opportunità di una “comunicazione artistica” biunivoca, l’unica capace di esprimere contenuti altamente soggettivi, in opposizione all’univocità della “comunicazione autoriale”.