Sebbene Eva Marisaldi non sia certo un’artista che lavora solo su spazi aperti, il proposito di realizzare un giardino fruibile ha trovato subito una corrispondenza nel suo lavoro articolato e raffinato, spesso realizzato con tecniche semplici. Il “giardino per me è un ambito molto ‘promettente’ perché comprende non solo la progettazione e la realizzazione ma anche la crescita, il tempo, la manutenzione”.
Marisaldi è una lettrice attenta con un gran rispetto per la scrittura, una pratica che la affascina e incuriosisce da sempre; i suoi progetti nascono quasi sempre da un testo scritto che trasforma poi in bellissime immagini, ricche di una poesia dove la retorica è totalmente assente. Sala di lettura, il lavoro realizzato a Radda in Chianti, nasce così da questa convergenza di interessi: attraverso l’inserimento di alcune sedute e di un pannello inciso che lo separa dalla strada l’artista ridisegna un lembo di terra ai margini del paese creando un luogo di sosta pubblico quanto intimo e privato.

Eva Marisaldi [Bologna, 1966]
L’opera di Eva Marisaldi si muove nello spazio del gesto minimo, dell’insinuazione, del dubbio, del suggerimento bisbigliato. L’artista, il cui percorso non è inscrivibile in un solo genere, raffigura il suo mondo attraverso possibilità espressive molto diverse tra loro, che spaziano dalla costruzione di oggetti semplici, realizzati con una manualità ‘low tech’, ad azioni promosse con l’intervento di amici o gente comune che entrano a far parte dello spazio dell’opera.
Così nascono i manufatti in gesso, gli abiti e i cuscini policromi, espressione dell’aspetto manuale del lavoro di Eva Marisaldi che, intensificatosi negli anni, ha dato vita a una serie di oggetti accomunati da una caratteristica ben definita: non raggiungono mai la perfezione e la definizione dell’oggetto industriale. Dall’oggetto l’artista ha ampliato il suo universo all’interazione con lo spazio (non solo espositivo ma anche ‘ambientale’) e al video, suggerendoci una percezione ampia e multiforme che si rapporta al luogo con delicatezza ed eleganza. 
Il dialogo e la comunicazione, con la sua implicita difficoltà, sono un tema centrale nella produzione di Marisaldi. Le sue sono opere accennate con piccoli gesti quasi sfuggenti, mai invasivi. Con leggerezza si insinuano e interrompono, come a fare capolino in un mondo più veloce e apparentemente deciso, nel quale l’imposizione di un gesto eclatante sembra essere condizione prevalente/prevaricante.

INTERVISTA

Daria Filardo Tusciaelecta si concentra quest’anno su alcuni degli spazi nodali delle singole comunità, individuati nelle piazze e nelle strade principali dei sette comuni promotori. Il progetto nel suo complesso suggerisce una riflessione sul ruolo attuale dell’arte negli spazi pubblici, su cosa si intenda al giorno d’oggi per “pubblico” e su quale significato si possa dare alla nozione stessa di arte pubblica, di per sé costretta ad una perenne e quanto mai indeterminata ridefinizione. Esiste ancora, secondo te, un qualcosa che possiamo denominare “sfera pubblica”?

Eva Marisaldi Pubblico… cioè a disposizione di tutti e da non distruggere… Per quello che mi riguarda tutti i parchi, le biblioteche, i cimiteri, i luoghi dove forse non sei obbligato a vedere della pubblicità, dove lo scopo non è vendere, dove è solamento è richiesto l’impegno ad andare. Per me “pubblico” è da difendere, scuola, sanità, parchi… adesso.
Comunque non è una novità. Ho sottolineato con Prestito nel 1993 l’importanza che do alle sedi del prestito e alle potenzialità di questa pratica. 
L’importanza è incrociare qualcosa di efficace al momento giusto, possedere mi sembra più una debolezza. E poi sono contraddittoria, questo è.

DF A partire da un’idea di re-interpretazione del ruolo del monumento, l’opera si espande in un “campo allargato” di esperienza che coinvolge il territorio nel suo complesso (dallo spazio, alle relazioni con i suoi abitanti e con le attività produttive). Come definiresti il tuo intervento in relazione allo spazio ospitante, in termini di significato, funzione e fruizione?

EM Ho pensato uno spazio per la lettura all’aperto in un ritaglio di paese non particolarmente “curato”, ma in una posizione che permette di vedere a volo di uccello la valle. La scelta di ingrandire un disegno dove entomologi scuotono le chiome degli alberi è data dalla pretesa che la lettura elevi, scuota….
L’idea del finto giornale da strada è utile alla collocazione scelta.

DF Quali sono i limiti, e quali invece gli stimoli, di un confronto con un territorio già fortemente caratterizzato dal punto di vista della tradizione e del paesaggio, come è quello del Chianti fiorentino e senese?

EM La forte caratterizzazione che ha reso famosa la zona e che molti stranieri dimostrano di apprezzare a volte mi lascia perplessa, ma come non apprezzare il pavimento a righe di marmo bianco e grigio della tabaccheria di Castellina? o qualche angolo sfuggito ai clinici “spolveratori” ? Allora, forse il ritaglio di paese non l’ho scelto a caso…

DF Come inseriresti il lavoro presentato a Radda all’interno del tuo percorso artistico? Ci sono dei nuovi elementi (anche dal punto di vista tecnico), o si tratta di qualcosa, seppur pensato per uno spazio aperto, affine a tutti gli altri lavori?

EM Non è mai agevole per me lavorare all’aperto, da grande imbastitrice di storie e precarietà non sono però diventata un’altra per l’occasione, ho cercato di ripiegare un pensierino in modo che non dia troppo fastidio, come al solito.