L’intervento di Franco Vaccari nella piazza centrale di Greve in Chianti si concentra sul monumento di Giovanni da Verrazzano mettendo in relazione l’effigie dello scopritore delia baia di Hudson (originario di questa zona) con immagini della città di New York. Attraverso l’inserimento di un medaglione fotografico ad effetto tridimensionale che va a sovrapporsi al bassorilievo originario, l’artista attua una riflessione sull’ubiquità, sugli slittamenti temporali e geografici. Il suo Telemonumento mette in atto una sorta di “destrutturazione del concetto di monumento” ponendo in discussione la sua immobile presenza. Tramite una messa in scena raffinata, seppure piuttosto semplice dal punto di vista tecnico, l’opera “disattiva” la “contrapposizione lontano/vicino” attraverso un dispositivo ottico che confonde la dimensione spaziale-temporale come se il paesaggio circostante non fosse più costituito dalla piazza del mercato ma dalla vita, in diretta e quotidiana, della grande Mela.

Franco Vaccari [Modena, 1936]


La ricerca di Franco Vaccari è tangente a diverse aree (in particolare al concettualismo). Dopo un precoce interesse per la poesia visiva, dal 1969 diventa fondamentale la riflessione sui linguaggi dei nuovi mezzi di comunicazione, da quello fotografico a quello televisivo. La fotografia, in particolare, è per l’artista strumento per eccellenza sia di documentazione sia di autonoma espressione artistica.
 Vaccari partecipa attivamente al dibattito e alla scena artistica italiana anche con attività di laboratori, quindi a stretto contatto con gli artisti più giovani.
La riflessione critica dell’artista prende le mosse da un’indagine sullo strumento della macchina fotografica, con l’introduzione – in un famoso testo (Fotografia e inconscio tecnologico) – del concetto di ‘inconscio tecnologico’.
Il rapporto con la ‘macchina’ è un momento centrale nel percorso dell’artista, il quale, capovolgendone la visione ‘umana’ e dominatrice dello strumento vissuto come pura estensione delle facoltà percettive, si dichiara a favore di una integrazione fra la struttura profonda (inconscio tecnologico) propria della fotografia, connessa con una struttura ‘superficiale’ guidata dall’uomo. 
L’artista partecipa alla Biennale di Venezia del 1972 con Esposizione in tempo reale n.4. lascia su queste pareti una traccia del tuo passggio. L’opera sarà l’inizio di una serie di operazioni – le esposizioni in tempo reale – attraverso le quali Vaccari ha utilizzato il video e la fotografia per documentare in diretta accadimenti di diverso genere, a volte da lui stesso provocati.