Il concetto di luogo, sia esso privato o pubblico, costituisce di frequente il centro ed il tramite attraverso il quale Massimo Bartolini attua una continua rìdefinizione di “ambiente-abitabile”. Questo anche il caso di Conveyance, vasca-panchina installata nell’area adiacente il “pallaio” di Tavarnelle Val di Pesa. Percorrendo il sentiero che si inoltra nel boschetto alle spalle di questa architettura rudimentale (un tempo utilizzata per il gioco dagli anziani) ci imbattiamo in una singolare struttura che si staglia con discrezione tra gli alberi. Al centro della panca circolare, sul fondo della vasca piena d’acqua, un abat-jour acceso, strappato al suo contesto originario e affogato da mani crudeli, aumenta il senso di spaesamento. Come altre opere dell’artista, Conveyance invita a perdersi, ad abbandonare le coordinate abituali per recuperare uno sguardo nuovo, una nuova sensibilità davanti alle cose.

Massimo Bartolini [Cecina, 1962]
Le opere di Massimo Bartolini vivono in stretto legame con il luogo che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale (sia esso chiuso e privato o aperto e pubblico), lo modifica, lo interpreta, lo definisce. Sono ambienti rialzati, ammorbiditi, smussati. Bartolini annulla le coordinate spazio-temporali, ri-guarda e partecipa con tocco leggero, ironico e con un linguaggio efficace, lucido, altamente comunicativo e ricco di significato.
I suoi lavori coinvolgono lo spettatore che, chiamato a partecipare in maniera attiva, sperimenta la necessità di una diversa percezione, di un rigenerato e poetico punto di vista, di una nuova sensibilità davanti alle cose. Ecco che nell’interpretazione dello spettatore, divenuto attore, l’oggetto può rivelare una ignorata spiritualità e un senso indefinito di straniamento e di alterità: un davanzale pieno di fiori in un bosco, una stanza rialzata che inghiotte gli oggetti che la abitano, un albero che invade dall’esterno con i suoi rami la sterile intimità di una stanza.
All’interno di uno spazio fisico, che è anche e soprattutto uno spazio mentale, come a ricreare frammenti di città invisibili, Bartolini esplora territori inusitati, lasciando dietro di sé un segno leggerissimo, quasi inavvertibile.