Standardized Octagonal Units for Imagined and Existing Systems, l’opera di Renée Green presentata all’interno del Parco di Sant’Antonio all’Impruneta, è costituito da quattro padiglioni ottagonali distribuiti lungo uno dei sentieri che lo attraversano. Queste esili strutture in tubolare sorreggono altrettante sedute colorate che accolgono al loro interno lo spettatore invitandolo alla pausa e alla contemplazione. Il momento di sosta diviene così anche un pretesto per rivolgere lo sguardo al paesaggio circostante delimitato dal nostro campo visivo. La cornice, stavolta, è attorno a noi mentre il fluire del sonoro, che affronta argomenti disparati come “alfabeto, colore, Africa, isola, cibo, lavoro, donna, uomo, sesso, intossicazione, sensi, sinestesia, paesaggio, macchina, e musica”, ci accompagna in divagazioni mentali che accolgono, in contemporanea, il panorama circostante ed immagini di terre e culture diverse. L’artista americana crea dei ricettacoli di sensazioni in continuo divenire piuttosto che strutture detentrici di una realtà univoca, “architetture sonore” che rinviano a una leggerezza del tutto antimonumentale e affrontano temi universali in continuo aggiornamento.

Renée Green [Cleveland, USA, 1959]
Nell’opera di Renée Green il soggetto assoluto è lo spazio nella sua duplice realtà di luogo e tempo. In maniera astratta, ma determinante, esso pervade la struttura delle sue creazioni sostenendone il significato.
Per l’artista, lo spazio è il luogo in cui la mente trova l’opportunità di creare infiniti collegamenti tra oggetti altrimenti lontani; per questo la sua importanza va oltre la propria specificità. 
Luogo-non luogo per eccellenza è la memoria, dove ogni oggetto ha una sua piena indipendenza rispetto all’altro cui può, tuttavia, essere associato in qualsiasi momento.
Il bagaglio più importante della memoria sono i ricordi, oggetti immateriali, carichi di significati ed emozioni gravitanti in uno spazio-tempo di impossibile definizione. Sono questi gli elementi che conducono da un’esperienza personale ad una più vasta e sovraindividuale, permettendo ad ognuno di partecipare ad eventi cui non ha mai assistito.
Per Renée Green l’arte ha una funzione evocativa che conduce il pensiero sulla linea di un ricordo intrecciato di emozioni e suggestioni culturali. Per questo motivo, nella sua opera emergono con forza un’intenzione di recupero storico ed un approccio antropologico che delineano la natura di molti dei suoi progetti. In questi, gli elementi sonori o visivi rispondono ad una esigenza di proiezione verso ciò che lega lo spettatore al proprio passato e a se stesso, determinando un’esperienza artistica di grande intensità.
Oltre ad occuparsi di arte Renée Green è anche giornalista e scrittrice, vive e lavora tra New York e Vienna, dove insegna presso l’Accademia di Belle Arti.