Il lavoro di Tony Oursier assume connotati inediti affacciandosi all’interno del camminamento medievale di Castellina in Chianti. La relazione tra quest’oggetto tecnologico e le antiche mura dà vita ad un effetto curioso ed inquietante allo stesso tempo: un occhio umano ingigantito, strappato al suo insieme, ci scruta dall’alto come se un sistema di sorveglianza di orwelliana memoria fosse caduto dall’alto in questi luoghi addomesticati da una presenza umana secolare. Lontano dalla solidità ed integrità del monumento classico, Eye può essere letto come un frammento, un residuo, un brandello che ci rimanda alla frammentarietà caratteristica dell’epoca contemporanea e alla sua continua parcellizzazione.

Tony Oursler [New York, 1957]
Tony Oursler è oggi uno dei nomi di punta della scena artistica internazionale. Soggetto ricorrente della sua ricerca è l’individuo e la sua interazione con lo spazio. L’artista indaga le connessioni fra l’io e il mondo in un continuo approfondimento dentro i gesti, le parole, le ossessioni e i diversi livelli di comunicazione.
Oursler, uno dei pionieri della cosiddetta “arte multimediale”, ha iniziato ad impiegare la tecnologia video a partire dalla metà degli anni settanta per simulare ed esporre lo stato della coscienza contemporanea (emozioni, desideri e patologie); in seguito ha gradualmente liberato il video dalle “costrizioni della scatola” proiettando le immagini su figure antropomorfiche ed oggetti di vario tipo fino a giungere ad includere interi brani del contesto urbano. 
Oursler esamina e analizza le infinite variazioni delle situazioni che questi manichini-umani possono interpretare, mettendo in scena sensazioni organiche e psicologiche e creando una sintesi unificante tra opera in video, scultura e installazione ambientale. 
La produzione recente rivela un’attenzione alla progressiva frammentazione del corpo. Non più immagini intere proiettate nello spazio della scultura-fantoccio, ma piuttosto particolari come occhi, labbra o voci che animano forme non più riconoscibili come simulacri dell’uomo.