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Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007 Perino & Vele, The End of Second Act, 2007

Nel lavoro di Perino & Vele si dipana una narratività inconsueta, oggi piuttosto unica, intrisa di un’ambiguità nascosta e poetica. A un primo impatto nelle loro sculture sembra ravvisabile una certa affinità con la tradizione surrealista, benché Perino & Vele non includano nel loro orizzonte connotativo né riferimenti diretti al mito della permanente trasformazione delle cose esistenti, né allusioni a un’interpretazione enigmatica e misteriosa del mondo organico e inorganico. Ciò nonostante, un’ambiguità poetica, giocosa e insieme seria, un’indeterminatezza che sconcerta e al contempo commuove, sembra caratterizzare profondamente la loro elaborazione plastica. Forse è proprio questa enigmaticità poetica, questa voluta indecisione, l’entità estetica più rilevante, quella che li distingue da tanti loro contemporanei e li colloca, per affinità spirituale, accanto alle grandi figure solitarie della nostra epoca, come Dennis Oppenheim o Louise Bourgeois.

Perino & Vele lavorano con un materiale non facilmente identificabile a livello puramente visivo. Questa incertezza marca a fondo la percezione delle loro creazioni scultoree. L’osservatore non può essere sicuro se le masse che ha di fronte siano morbide o dure, leggere o pesanti, naturali o artificiali, vecchie o nuove. La semplice osservazione lascia aperte tutte queste entità primarie. Altrettanto difficile è capire se le loro opere plastiche siano versioni un po’ modificate delle cose rintracciabili nella realtà oggettiva, o costruzioni totalmente nuove, chiamate in vita dagli artisti, e che solo per caso assomigliano a oggetti esistenti.

Tutte queste incertezze amplificano l’insicurezza della percezione, provocando una certa frustrazione intellettuale, o meglio morale, dal momento che siamo abituati a categorizzare i fenomeni, a inscriverli nei diversi ambiti funzionali, a classificarli con criteri estetici ed etici o, quanto meno, a instaurare con essi un rapporto personale relativamente stabile, spontaneamente riferito alla funzionalità dei diversi modi di impiego individuali. Se quindi siamo resi insicuri, di fatto, in ogni ambito della nostra percezione empirica, se non riceviamo spiegazioni sufficientemente chiarificatrici da questi artefatti plastici, la profondità della fantasia poetica, connotativa, immaginativo-fittizia, guadagna sempre più spazio nell’interpretazione.

In questo senso si può affermare che il lavoro di Perino & Vele presenta una connessione interessante, piuttosto nascosta, molto discreta e per nulla ostentata sia con la tradizione romantica che con quella surrealista, senza per questo voler riattivare in alcuna forma le dimensioni trascendentali ed etiche del romanticismo o l’espansionismo sovversivo e rivoluzionario del surrealismo. La loro persuasiva spontaneità, la loro leggerezza ariosa e fresca, giocosa e disinvolta, lascia agire e dispiegarsi liberamente una narratività fragile e intima, senza alcuna costrizione di natura morale o teoretica. Si genera così un’aura carica di emozionalità, attivata dalla fantasia profonda, arricchita dal gioco fittizio delle possibili trasfigurazioni e delle associazioni aperte, un’aura che offre un’incredibile ed eccitante varietà di connotazioni.

L’esperienza dell’indeterminatezza e della trasformazione permanente si svolge come un fenomeno del tutto naturale della nostra vita quotidiana, percepito senza enfasi sensazionale o spettacolare, ma come qualcosa di ordinario e quasi banale. Ed è proprio per questo che gli oggetti di Perino & Vele sono tanto efficaci e pieni di forza poetica; nonostante discendano effettivamente dall’infinita varietà materiale, palpabile, esperibile dell’universo banale e oggettivo delle cose, ci offrono alternative poetiche di un interventismo immaginativo artistico. Senza finalità didattiche, Perino & Vele ci insegnano a cogliere la varietà delle cose in modo ogni volta diverso, localizzandole sempre in altri contesti, inscrivendole continuamente in situazioni nuove, fino a esigere un capovolgimento radicale dei rapporti tra le molte realtà e la nostra posizione nei loro confronti. La loro pacata e discreta inclinazione poetica sensibilizza lo spettatore a percorrere nuovi sentieri percettivi senza consigli o indicazioni esplicite rivolte all’una o all’altra direzione.

Il lavoro di Perino & Vele dà vita ad allusioni perturbanti, enigmatiche, sconcertanti ma per niente spettacolari o teatrali, che con le loro capacità connotative trasformano l’impossibilità di una fantasia radicale e sovversiva nella realtà di una nuova narrativa dell’indistinto poetico. Questo indistinto poetico è correlato alla ricerca di relazioni nuove, articolate e complesse tra i diversi piani del reale e dà corpo, in una forma seducente e persuasiva, al nostro desiderio di un nuovo orientamento sensibile. In questo senso Perino & Vele sono le nostre guide silenziose, modeste e miti, che in maniera improvvisa e sorprendente, senza pathos e teatralità, fanno cenno alla forza sovversiva della narratività dell’indistinto creativo.