L’installazione, realizzata sul ponte pedonale che collega il centro storico alla zona di più recente costruzione della cittadina, viene “attivata” dalla presenza dei passanti: un articolato sistema di sensori e leds luminosi segnala il passaggio dei pedoni, generando una variazione cromatica direttamente legata ai loro spostamenti.
Coloro che attraversano il ponte vengono accompagnati da una scia luminosa mobile che dialoga con il paesaggio circostante: un segno del tempo impiegato da ciascuno di noi per l’attraversamento, una memoria del nostro passaggio che non scruta, però, nelle motivazioni personali ma ce ne fornisce un’evidenza fuggevole e poetica.
A partire dalla scelta del luogo d’intervento, un ponte sospeso sull’acqua della Greve – ma anche un ponte tra cielo e terra, tra passato e presente – il lavoro di Airò invita l’immaginazione di chi lo attraversa a percorrere strade altre.
Mediante un uso sapiente della luce artificiale e della tecnologia, l’artista ha creato un’opera che esplicita i significati del passaggio e, attraverso la stimolazione percettiva, porta all’attenzione dello spettatore-attore le sue molte, possibili, implicazioni, donando a questo ponte (originariamente piuttosto anonimo) un’inedita possibilità di sguardo e di accompagnamento per coloro che lo frequentano.

Mario Airò [Pavia, 1961]
Mario Airò ha studiato a Milano dove ha animando, insieme ad altri artisti, lo spazio autogestito di Via Lazzaro Palazzi nella prima metà anni Novanta.
Sin dagli esordi il suo lavoro, indirizzato alla sperimentazione e alla rilettura di tutti i mezzi artistici, si è contraddistinto per la capacità di creare un crossover continuo tra tutte le discipline e tra la cultura “alta” e “bassa”. Dalla metà anni Novanta le sue opere sono state esposte in numerose mostre internazionali dedicate a quegli indirizzi di ricerca volti a presentare il mezzo stesso che permette all’opera d’arte di manifestarsi, focalizzando l’attenzione non sulla forma ma sulla nostra percezione.