Alessandra Acocella Tutte le sue sculture nascono da un’accurata lettura del contesto ambientale per il quale vengono appositamente ideate e realizzate. Attraverso quale, o quali metodologie avviene questo suo confronto col luogo, sia esso urbano o naturale?

Mauro Staccioli Il metodo è dettato dall’emozione: il luogo produce inevitabilmente delle emozioni, che si fanno più o meno intense a seconda dell’approccio con cui ci si avvicina. A questo contribuiscono vari fattori: la sua storia, la natura, il lavoro, i colori ecc., tutti elementi che creano la sua fisionomia, la sua personalità, ed è proprio il prevale di uno o più di questi fattori a far scaturire l’idea.

AA Per l’opera Greve ’97 (Stollo) realizzata per l’edizione di Tusciaelecta del 1997 si è confrontato con un contesto urbano molto complesso: la piazza centrale di Greve in Chianti, con la sua particolare forma a triangolo allungato contornata da una sequenza di logge. In questo caso, quali sono state le componenti ambientali ad aver maggiormente influenzato il suo progetto?

MS Nel caso di Greve a prevalere è stata la storia del luogo, l’uso che viene fatto della piazza, la sua vocazione “sociale”. Come si dice nella nota di lavoro, contenuta nel catalogo della manifestazione, è «una forma dettata dalle forme, e dalla storia».

AA La forma scultorea realizzata per Greve si configura come una sorta di stele dalle grandi dimensioni, svettante verso il cielo e culminante in una punta affilata. Un segno forte, che sembra imporsi come un “fulcro accentratore” nel contesto urbano…

MS La volontà è stata quella di “segnare” il luogo: nel punto centrale della città, la piazza principale, simbolo del cuore della comunità stessa, dove questa si ritrova, vive, lavora. Un simbolo accentratore quindi, ma anche centrifugo, da cui la vita parte e si dipana. Un segno come un riferimento della comunità stessa.

AA Greve ’97 (Stollo), dopo un sapiente lavoro di restauro compiuto delle maestranze comunali, è tornata a Greve in Chianti nel 2009, collocata in forma definitiva nella nuova piazza della Biblioteca. Questo riposizionamento della scultura in un sito differente da quello per cui era stata pensata in origine ha determinato, secondo lei, un cambiamento della sua percezione e fruizione pubblica?

MS Se parliamo della percezione della scultura, ovviamente, cambiando il luogo per cui era stata creata, direi che cambia anche la sua percezione; ma dal punto di vista della fruizione pubblica questa è la medesima. Le mie sculture, per loro natura, dialogano sempre con i luoghi, che sono a loro volta per natura vissuti dalle persone. Quindi, pensando alla vita che si svolge in questo nuovo sito, a tutti coloro che frequentano la biblioteca, o che si trovano a passare di qui, credo che la fruizione sia la medesima, perché è rimasto integro il rapporto col cittadino. Perché è la vita, che comprende il passeggiare, il leggere, il lavorare, il viaggiare ecc., che dà senso al proprio essere e alla mia opera.

AA L’intervento di Greve prende il nome di “Stollo”, termine con cui viene designato il palo di legno conficcato nel terreno, sul quale, partendo dall’estremità della punta, si adagia il fieno per creare il pagliaio. Quali motivazioni l’hanno spinta a trasformare questo strumento agricolo in una forma scultorea?

MS La forma che gli ho dato assume il significato di aggregazione, così come la paglia si aggrega attorno allo stollo, qui la vita si aggrega attorno alla scultura.

AA Per realizzare questo segno scultoreo si è avvalso del ferro e del cemento, materiali di cui ha fatto, e fa tutt’ora ampio uso. Qual è il suo rapporto con la materia? E quali motivazioni l’hanno spinta a prediligere, da sempre, i materiali “artificiali” rispetto a quelli “naturali”?

MS Nei miei materiali ho sempre privilegiato quelli semplici e poveri perché più aderenti alla mia vicenda personale. Non è stata una scelta dettata da una distinzione naturale-artificiale, ma dalla volontà di usare materie povere.

AA La Toscana ha ospitato in passato, e ospita tutt’oggi, numerose sue opere ambientali, inscritte paesaggisticamente in contesti sia urbani che naturali. Come si relaziona a un territorio così caratterizzato dal punto di vista della tradizione e del paesaggio, e allo stesso tempo così significativo per la sua storia personale?

MS Mi riconosco e mi sento toscano, ho vissuto e vivo il territorio con grande emozione, dal selcio giallo che caratterizzava le nostre campagne, al modo che hanno i contadini di piegare il tralcio di vite durante la potatura… l’emozione mi viene nel momento in cui rifletto le peculiarità del paesaggio toscano modellato attraverso le mani dei contadini. Nel lavoro dei contadini c’è una valutazione estetica prima ancora che funzionale, i campi sono quanto di più ordinato possa esistere, con le file regolari di viti, la disposizione degli ulivi ecc. È un patrimonio che abbiamo acquisito nel tempo e che deriva dalla nostra storia. L’immagine della campagna toscana è invariata da secoli grazie alla tradizione che si perpetua: penso a quei superbi brani di natura che si ritrovano nei dipinti di Paolo Uccello o di Piero della Francesca, qui il paesaggio viene tradotto in geometria e vivificato da un’infinità di particolari naturalistici.

AA Vive e lavora tra Milano e Volterra. Due luoghi distanti tra loro non solo geograficamente ma anche morfologicamente e culturalmente: Milano pianeggiante, industriale, scandita dai serrati ritmi lavorativi; Volterra collinare, rurale, in cui il tempo scorre lento e pacato. Questo suo “radicamento” in due realtà così diverse tra loro ha un’incidenza sulla sua pratica artistica?

MS Milano, dove sono arrivato negli anni Settanta, mi ha permesso di vivere in “prima linea” le rivoluzioni socioculturali e politiche che hanno dato alla mia arte la forma più “violenta”. Volterra, invece, mi ha lasciato quei valori di una realtà rurale e contadina, valori forti e inestinguibili: l’importanza del lavoro manuale che scandisce le giornate, il rapporto con la natura che governa le esistenze. Tutto questo è poi confluito nella mostra, inaugurata lo scorso settembre 2009 e che proseguirà fino a dicembre 2010, Volterra. Luoghi d’esperienza: vedi il rapporto col paesaggio di Primi Passi, l’ellisse che inquadra il rudere della casa dove sono nato, o il Bimbo che non vide crescere il bosco, una teoria di steli di diversi materiali che nascono dal terreno, proprio come i fili d’erba.

< Indietro