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Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010 Alan Sonfist, Birth by Spear, 2010

Arabella Natalini Mi piacerebbe chiederti, prima di tutto, qualcosa riguardo ai tuoi esordi come artista. Sei cresciuto a New York: in che modo il contesto urbano ha influenzato la tua decisione di lavorare con la natura?

Alan Sonfist  Da bambino vivevo vicino all’ultimo bosco antico di New York. Era un bosco di abeti con due fiumi che attraversavano il Bronx ed era la mia riserva naturale e il mio parco giochi. Il Bronx era un quartiere povero, coperto di cemento, e dovevo percorrere diversi isolati per raggiungere la mia riserva. Da bambino avevo una chiara percezione del valore dell’odore fresco della terra in contrasto con la spazzatura urbana delle strade del mio quartiere degradato. Ho iniziato a vedere ovunque queste dicotomie tra natura e cultura. Il Bronx era diviso da guerre di bande ma il bosco faceva eccezione; alla fine, però, è stato bruciato, così come gli edifici della zona. Ho assistito alla distruzione del bosco della mia infanzia. Ho sentito la tristezza per la sua distruzione e sapevo che in qualche modo dovevo far rivivere i sogni della mia infanzia. Come parte di questa esperienza ho tenuto dei diari con disegni e foto del mio rapporto con la terra. Queste osservazioni sono state il punto di partenza per la mia ricostruzione dei boschi antichi di tutto il mondo. Più tardi ho capito che quanto avevo osservato da bambino era un’eco di quello che stava succedendo in tutto il mondo. Reintrodurre la magia di quel bosco e della sua interazione con il contesto cittadino diventò la mia missione.
Quando, nel 1965, proposi per la prima volta alla città di New York il mio Time Landscape (Paesaggio temporale), il commissario per i parchi cittadini, Thomas Hoving, divenne un sostenitore della reintroduzione degli antichi boschi nella città. Prendemmo in considerazione molti luoghi e io avanzai la proposta di creare 50 siti in tutta New York, uno per ogni comunità. Era mia intenzione che ogni quartiere potesse essere orgoglioso della propria storia naturale. Così come abbiamo restaurato i landmarks, gli edifici storici esemplari delle nostre città, io proponevo di restaurare quelli naturali.

AN  Il tuo interesse per la natura e la relazione con il luogo dei tuoi interventi ha spesso fatto parlare di un’analogia con il lavoro degli artisti della Land art. Avete tutti creato environments, ma mentre i loro lavori erano per lo più realizzati in luoghi remoti e legati al linguaggio della minimal, tu sembri essere stato meno condizionato da questi aspetti e più interessato a realizzare lavori accessibili a tutti. Sei d’accordo?

AS  Sì, sono d’accordo. I Time Landscapes intendono infatti creare un dialogo all’interno della comunità. Il mio lavoro è diventato un microcosmo che aiuta a comprendere i temi legati all’ambiente del nostro tempo. Ogni opera si rivolge alla storia naturale e culturale unica di ogni luogo. Pertanto si integra nella comunità, educandola a vedere nella città il valore della Terra.

AN  Più che un artista che scava nel passato come un archeologo (come è stato detto) a me sembri un artista che interviene nella natura creando opere che rivelano un passato filtrato dalla tua esperienza personale…

AS  Mi considero un archeologo visivo. Utilizzando la terra che è stata modificata dall’uomo, ogni Time Landscape diviene un disvelamento dei livelli di interazione umana con la terra stessa. La mia infanzia è stata caratterizzata dalla meraviglia per la magia della terra e dalla costernazione per come l’uomo l’ha alterata. Negli anni ’80 ho iniziato a incorporare paesaggi agricoli nel mio lavoro, rielaborando le mie avventure infantili di quando creavo fattorie in miniature fuori dalla finestra. Crescevo piante autoctone già usate come cibo dagli indiani – zucche, zucchine e granturco. La mia famiglia si univa a me per mangiarle, in modo non dissimile dalla condivisione con la comunità locale dell’olio prodotto dagli olivi di The Circles of Time, i cui cerchi esterni costituiscono infatti un’area agricola funzionale. Ogni esperienza dell’infanzia è stata amplificata nella mia vita adulta. Così contribuisco alla archeologia visiva della civilizzazione umana.
Il progetto che sto realizzando in Toscana si incentra sull’albero di olivo. Oltre ai molti usi materiali per cui l’olivo era, ed è, utilizzato, il significato culturale di questo specifico albero è più che notevole: si credeva che Minerva, la dea romana della saggezza e della guerra, avesse dato vita all’olivo con la sua lancia. L’olivo divenne così un simbolo di abbondanza, gloria e pace. Io intendo reintrodurre, in Birth by Spear (Nascita da lancia), l’olivo antico accanto a quello contemporaneo.
L’arte non è più condizionata da un medium ma soltanto dalle idee. Credo che la grande arte abbia sempre avuto a che fare con le questioni sociali. Come i pittori rinascimentali trattavano i valori spirituali e sociali del proprio tempo, penso che il cambiamento climatico globale sia il tema che deve essere affrontato nel nostro tempo.

AN  I tuoi lavori nascono da uno stretto legame con il luogo, sia dal punto di vista geologico che botanico. Ma che ne è delle persone? La relazione con gli abitanti ti influenza? Ti vedi come uno che si inserisce in una comunità esistente o i tuoi interventi mirano a creare, o modellare, una comunità?

AS  Le mie opere si inseriscono nel dialogo della comunità in quanto aiutano a comprendere il perché i primi abitanti vivevano lì.
Nel Tampa Natural Cultural Landscape (Paesaggio naturale e culturale della Tampa) le scuole pubbliche sono state invitate a sviluppare un libro di testo sulle diverse storie del luogo. Il libro viene usato dalle scuole per la comprensione dell’ecologia della regione.
Il paesaggio di Birth by Spear è modellato a forma di foglia di olivo, una foglia delineata da uno stacco nel terreno. Questo permette ai piedi degli spettatori di seguire il percorso in pendenza mentre osservano la foglia d’olivo da diverse prospettive. All’interno della “strada” c’è una serie di lastre in terracotta che illustra la storia dell’olivo. Ciascuno sarà invitato ad aggiungere parole proprie che descrivano la storia dell’olivo. Come nelle grandi chiese europee la gente faceva delle donazioni per avere il proprio nome inciso sulle pareti della chiesa, qui potrà aggiungere il proprio contributo alla storia della nascita dell’olivo.

AN  A partire dagli Stati Uniti hai lavorato in tutto il mondo, realizzando molte opere in Europa, soprattutto in Germania, in Francia e in Italia. Che cosa ti affascina di più dell’Europa? Ci sono caratteri locali specifici che hanno influenzato il tuo lavoro in questi paesi?

AS  Il rapporto di interazione con la terra in Europa ha una storia più lunga che negli Stati Uniti. Perciò il mio lavoro si estende logicamente a questa storia più stratificata del rapporto delle popolazioni europee con la loro terra. Negli Stati Uniti è ancora presente il mito della natura selvaggia da esplorare. Il mio lavoro artistico è un monumento alla comprensione dei cambiamenti ambientali globali. La mitologia della conquista della terra come era nello spirito dei pionieri è finita. Abbiamo conquistato la terra e l’abbiamo impoverita, ora dobbiamo risanarla. Gli esseri umani sono creature inventive capaci di adattarsi ai problemi che pone l’ambiente e la creazione dei miei paesaggi può essere considerata una delle soluzioni.
Un esempio del mio lavoro è The Monument of the Lost Falcon (Il monumento al falco perduto). Con un’apertura alare di 44 per 28 metri, The Monument of the Lost Falcon, creato per il principe Richard zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, è un omaggio al nobile rapace. La silhouette del falco è costituita da un muro di terra affiancato da uno spazio d’ardesia grigia di due metri, mentre al suo interno sono stati piantati 750 alberelli di larice in ordine sparso. Ben 350 di questi arbusti sono autoctoni, ma in questa zona non esistono più allo stato naturale. Il colmo dell’ironia è che la sagoma completa del falco è visibile solo a volo d’uccello.

AN  In Italia, uno dei tuoi lavori più famosi, The Circles of Time (Cerchi del tempo), è stato realizzato in Toscana, nel Parco di Celle. Nel tempo, la conoscenza più approfondita della zona ti ha offerto suggestioni diverse che sono confluite nel tuo lavoro di Impruneta, Birth by Spear? Come si è sviluppato questo lavoro? “L’archeologia della natura” e la narrazione storica sono sempre il tuo punto di partenza?

AS  Birth by Spear indaga l’origine dell’olivo di oggi proponendo un’archeologia della natura. Questo processo è simile a quello di The Circles of Time, che ha a che fare con la storia ecologica e culturale dell’Italia. Ho riprodotto un camminamento rinascimentale intorno a The Circles of Time come riferimento al commercio di merci e di idee che attraversavano le strade in pietra della campagna toscana. Questo motivo ritorna, assumendo una connotazione di protezione e fortificazione, nel camminamento che circonda la foglia d’olivo.
Nel Parco di sculture di Colonia ho progettato un monumento, Disappearing Forest of Germany (La sparizione delle foreste della Germania), per commemorare gli alberi. Gli alberi della Germania stanno morendo a causa del cambiamento ambientale. Ci sarà una foglia scolpita che è un’accurata rappresentazione della foglia biologica, e il seme antico sarà sotterrato sotto la scultura. Gli esemplari di albero selezionati sono la querce tedesca, il faggio e il sorbo selvatico. Ciascuno di questi alberi serve come parte integrante della storia dell’antica Germania diventando ora la reliquia del proprio passato.
Al momento sto anche lavorando ad una scultura ambientale intitolata The Celtic Adder Protecting Ancient Forest (La vipera celtica che protegge il bosco antico) a Exeter, in Inghilterra. Utilizzerò microrganismi antichi per ricreare l’antica foresta del luogo.
Similmente, la scultura che celebra il centenario di Kansas City intitolata Circles of Life (Cerchi della vita) chiama in causa il ruolo dell’arte in un ambiente in pericolo. Il grande bronzo che costituisce la scultura centrale, è in realtà un calco dei rami di alcune specie di alberi in via di estinzione rinvenute nel sottobosco, che la scultura riporta miracolosamente alla vita. La scultura, circondata da un anello di alberi autoctoni e da prato, è stata poi sovrastata dalla crescita rigogliosa di quelli che all’inizio non erano che pianticelle.
Le opere Rocky Mountain Arch (Arco delle Montagne rocciose) ad Aspen e Time Totem (Totem del tempo) ad Anchorage, Alasaka, mettono in mostra le origini della storia naturale e della geologia. Rocky Mountain Arch rappresenta la dorsale delle montagne rocciose, mentre i diversi strati geologici mostrano la cronaca della storia geologica nascosta. Time Totem rappresenta le linee di faglia dell’Alaska causate dal movimento aggressivo della tettonica a zolle, registrando la tensione che ne risulta.

AN  Hai realizzato molti lavori importanti, e molto apprezzati, in tutto il mondo: c’è qualcosa che sogni ancora di realizzare?

AS  In occasione di una mia presentazione al Metropolitan Museum ho affermato: «I monumenti pubblici hanno tradizionalmente celebrato eventi della storia umana – azioni o uomini – rilevanti per l’intera comunità. Oggi, che percepiamo maggiormente la nostra dipendenza dalla natura, il concetto di comunità si è esteso e include elementi non-umani; i monumenti civici dovrebbero onorare e celebrare la vita e le azioni di un’altra parte della comunità: i fenomeni naturali» (NY, 1969).
Birth by Spear costituisce un ricco sommario di tutto il mio lavoro artistico. Perciò la considero una delle mie opere più significative e credo che indurrà a pensare che in tutte le città storiche dovrebbe esserci un segno naturale del tempo, come in questo lavoro. Mi piacerebbe proporre opere simili in tutta Europa per scoprire l’antica vegetazione geologica della città così che le persone possano acquisire una visione più chiara del nostro mondo. Il mio sogno sarebbe di avere un Time Landscape per tutte le popolazioni per promuovere una comprensione della storia naturale e culturale in tutta l’umanità.

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