All’interno della città, i monumenti pubblici dovrebbero riconquistare e rivitalizzare la storia dell’ambiente naturale proprio di quel dato luogo. Come i monumenti di guerra che riportano la vita e la morte dei soldati, dovrebbero essere ricordate anche la vita e la morte dei fenomeni naturali come fiumi, sorgenti e affioramenti rocciosi.

Alan Sonfist, Natural Phenomena as Public Monuments, Museum of Art di New York, 1969

Entro la fine di questo secolo, molti tipi di foreste saranno costretti a migrare di varie centinaia di chilometri in direzione dei poli per sfuggire al riscaldamento globale. Quanto al nostro ambiente, alcuni tipi di foreste scompariranno, mentre le stagioni di crescita potrebbero slittare insieme ai confini che dividono praterie, macchia e foreste. Il riscaldamento globale sta aumentando rapidamente, allo stesso ritmo di attività umane come lo sfruttamento di combustibili fossili e la distruzione degli habitat naturali.

Ma l’attività dell’uomo ha anche la possibilità di fare il contrario, cioè di ricostruire il paesaggio originario. L’artista verde Alan Sonfist si occupa di questa tematica fin dall’inizio della sua carriera negli anni Sessanta. Usando piante indigene e progetti innovativi, Sonfist riporta in vita la storia agricola, culturale e geologica propria di ogni luogo specifico. Un insieme sempre diverso di piante originarie del luogo funge da alternativa eco-friendly al design paesaggistico tradizionale: le piante usate sono economiche da mantenere, forniscono cibo e riparo agli animali del luogo e a insetti utili all’ambiente e non necessitano di pesticidi, concimi o diserbanti.

Nel suo progetto ambientale intitolato Birth by Spear (Nascita da lancia) Sonfist lavora alla creazione dell’impronta dell’antico ulivo all’interno di un uliveto pre-esistente, a Impruneta. L’ulivo è presente da 5000 anni nella storia culturale italiana, ma un fossile scoperto di recente a Livorno ne fa risalire la presenza addirittura a 12 milioni di anni fa. Oltre ai molteplici usi pratici dell’ulivo (da cui da sempre si ricavano cibo, farmaci, energia), l’importanza culturale di questo albero è assolutamente preponderante: per gli antichi romani era stata Minerva, la dea della sapienza e della guerra, a dare origine all’ulivo dalla propria lancia. L’albero divenne così simbolo di abbondanza, gloria e pace, e il grande poeta Omero aveva dato all’olio d’oliva l’amorevole nome di “oro liquido”.

Questo paesaggio è plasmato a immagine di un’antica foglia di ulivo; il suo contorno è realizzato con le tecniche usate nella costruzione delle antiche strade romane: nella pavimentazione della strada vi è una serie di piastrelle che rappresentano la storia dell’ulivo; all’interno della foglia si trova un assortimento delle altre piante, dai fiori agli arbusti, che nella storia e nella cultura hanno sempre accompagnato gli alberi di ulivo. Questi elementi si fondono con grande effetto in un antico e pittoresco paesaggio. Al centro della foglia si erge una lancia alta circa 10 metri, in omaggio a Minerva. Questo paesaggio sottolinea visivamente la dimensione temporale in modo imponente, ma è anche un luogo pubblico di educazione per la comunità.

Nelle mani di Alan Sonfist anche i centri urbani svelano la loro bellezza naturale e storica. L’opera Time Landscape (Paesaggio temporale) impreziosisce il quartiere newyorkese del Greenwich Village dal 1965, anche se lo status di punto di interesse pubblico le è stato conferito nel 2000. Il progetto originale di Sonfist era di realizzare almeno 50 paesaggi temporali in tutta la città, visualizzando la grande e unica varietà di corsi d’acqua, paludi, stagni, fiori spontanei, prati e foreste che esistevano nella Manhattan premoderna. Ogni paesaggio temporale avrebbe permesso alla relativa comunità di identificarsi con il proprio passato naturale. Il paesaggio stesso è una foresta pre-coloniale formata da specie indigene reintrodotte e progettata usando gli antichi disegni dei coloni inglesi e olandesi. Oltre alla varietà data dai diversi stadi dello sviluppo delle foreste (per esempio erbe selvatiche, praterie, foreste con specie pioniere, fino alla foresta matura), Sonfist ha ricreato le formazioni originarie della zona. Ogni stadio della vegetazione è in costante adattamento a un ambiente in forte trasformazione, ed è questa l’essenza stessa del Time Landscape, che vive e riflette la terra che lo circonda.

Allo stesso modo, sopra un asilo di New York Sonfist ha progettato un giardino sul tetto, cioè un “tetto a giardino pensile”, che si rivelerà sia bello dal punto di vista estetico che educativo per la comunità, dal momento che al suo interno vi sarà una serie di spazi dove i bambini potranno imparare molto su aspetti diversi del mondo naturale. I vantaggi di un giardino del genere sono innumerevoli: le piante e il terriccio assorbono l’acqua piovana in eccesso, filtrano l’aria e forniscono un naturale ed efficace isolamento termoacustico. Grazie all’azione di assorbimento delle piante, si possono anche ridurre o eliminare del tutto le grondaie. E, ovviamente, il tetto a giardino è un ambiente molto bello da vedere, ed è estremamente piacevole trovarsi al suo interno. Il verde urbano ne viene rinnovato e rivitalizzato; la città torna alla sua origine «di un dolce e salubre respiro» quando «le sue montagne [erano] coperte di “bacche, radici, noci e castagne, alberi di faggio e di quercia”. Gli uccelli cantavano sui rami, il cervo e l’alce vagavano sui prati erbosi, le acque brulicavano di pesci, e i boschi profumavano della fragranza della vite e di molti fiori. Le querce crescevano fino a superare i venti metri»1.

La Toscana ospita l’opera The Circles of Time, una serie di anelli che rappresentano le fasi storiche di crescita vegetale nella zona. Dall’esterno all’interno, gli anelli sono costituiti da: alberi di ulivo, formazioni geologiche, un giardino di sculture in bronzo e al centro la foresta vergine. L’opera Time Capsules of the East, a West Palm Beach in Florida, contiene invece i semi di un’intera foresta locale. Ogni scultura è costituita di un metallo diverso (rame, ottone, alluminio, acciaio inossidabile, acciaio corten) che decade a velocità diversa. A questi cinque metalli diversi corrispondono cinque foreste diverse. Gli spettatori, in quanto facenti parte dello spazio pubblico, vengono incoraggiati a sedere sulle capsule del tempo a guardare e riflettere sulla vegetazione che li circonda e sulle incisioni esplicative poste su ogni scultura.

Nella vicina Tampa, Sonfist ha fatto parte di una commissione col compito di creare un parco di sette acri, circa 2,8 ettari. Una parte del parco consiste in una grande area per sedersi, fornita di sedili simili a foglie: ogni singola foglia richiama la storia della vegetazione nella comunità. Inoltre, all’ingresso del parco i visitatori sono accolti da una serie di colonne in pietra di grande effetto, rivestite di vegetazione, che stimolano la meditazione sull’interazione fra la storia culturale dell’uomo e la storia della flora di ogni specifica comunità: «I fenomeni naturali, gli eventi naturali e le creature che vivono sul nostro pianeta [vengono] onorate e celebrate insieme agli esseri e agli eventi umani»2.

Le opere di Alan Sonfist espongono la bellezza storica presente in ogni luogo, creando un seducente racconto visivo. «Il concetto di monumento pubblico è quindi soggetto a essere ripensato e ridefinito alla luce della nostra percezione, ora molto ampia, di cosa costituisce una comunità»3. Alla fine, c’è uno scopo; i paesaggi e le opere d’arte hanno la funzione di educare e di ispirare alla comprensione e al desiderio di proteggere il fragile ma resiliente mondo della natura.

Note

1 Reginald Pelham Bolton, Indian Life of Long Ago in the City of New York, Crown, New York 1972.
2 R. P. Bolton, Indian Life of Long Ago in the City of New York cit.
3 Alan Sonfist, Natural Phenomena as Public Monuments, Museum of Art di New York, 1969.