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Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013 Dacia Manto, Claudeopsis. Lo sguardo di Claude, 2013

DACIA MANTO | Claudeopsis. Lo sguardo di Claude
a cura di Arabella Natalini
Piazza Giacomo Matteotti, Tavarnelle Val di Pesa (FI)

La ricerca di Dacia Manto è contraddistinta da una costante riflessione sulla relazione tra paesaggio naturale e artificiale, sull’ambiguità della nostra percezione e sulla capacità dello sguardo di costituirsi come strumento di appropriazione del reale.

Muovendosi sul crinale tra l’osservazione scientifica della realtà e la sua rielaborazione sensibile, l’artista si concentra principalmente sulla dimensione in continua evoluzione della natura. Questa viene indagata con l’ausilio e l’interazione tra media molteplici, dal disegno – avvertito come primo strumento di avvicinamento al dato reale – al video, sino all’installazione. Lo sconfinamento linguistico a cui Manto dà luogo nelle sue opere è volto a riprodurre le sovrapposizioni, i continui ribaltamenti e i cambiamenti di stato caratteristici della relazione tra individuo ed elemento naturale.

L’opera permanente ideata da Dacia Manto appositamente per il Comune di Tavarnelle Val di Pesa, trae ispirazione dal cosiddetto Claude Glass, un dispositivo ottico che prende il nome dal celebre artista Claude Lorrain, considerato il maestro della pittura di paesaggio. In passato tale strumento è stato impiegato dai pittori del Settecento e dell’Ottocento, ma anche da generici viaggiatori e conoscitori, come filtro per l’osservazione della natura, in virtù delle sue particolari proprietà di rispecchiamento dell’ambiente circostante. La peculiare conformazione delle sue lenti permette infatti un ampliamento e un’alterazione della consueta percezione del paesaggio che vi si riflette: il colore brunito rende i valori tonali più soffusi e morbidi – simili a quelli di un antico dipinto – mentre la forma convessa restituisce un orizzonte più esteso di visione.
Claudopsis, il neologismo coniato dall’artista e scelto come titolo per il proprio intervento, evoca le proprietà ottiche dello strumento – la parola greca opsis significa, appunto, sguardo – suggerendo la possibilità di ottenere una visione simultanea e ampliata del paesaggio.

Rivisitando il dispositivo in chiave attuale, Dacia Manto propone un’inedita ridefinizione dei luoghi in cui l’installazione si colloca. A partire dalla piazza centrale (Piazza Giacomo Matteotti), spazio pubblico per eccellenza dove da sempre si concentra l’attività politica, commerciale e sociale del paese, l’artista riflette sull’interazione tra gli abitanti, la natura e l’architettura circostante.

A questo primo nucleo, si vanno poi ad aggiungere altri elementi che creano un percorso ideale che dalla piazza conduce alla vicina biblioteca e alla più appartata Chiesa di S. Lucia al Borghetto, dove la presenza dell’uomo si dirada per lasciare spazio alla natura e all’imponenza del paesaggio.

Moltiplicando i punti di osservazione e rispecchiamento, Dacia Manto sottolinea la topografia urbana e naturale della cittadina, proponendoci sia una convergenza tra percorsi personali e collettivi, sia un rinnovato sguardo sull’elemento paesaggistico e sulla sua possibile riappropriazione in termini artistici ed esperenziali.

La “visione trasformata del reale” a cui l’artista dà vita mediante “strumenti ottici dimenticati”, oggetti semplici ma allo stesso tempo inusuali che si mimetizzano con l’ambiente in cui sono inseriti, favorisce infine una riflessione sulle modalità di rappresentazione del paesaggio storicamente compiuta dagli artisti. Il rinnovamento linguistico sul tema del pittoresco avanzato da Dacia Manto, ripropone quell’ambiguità di visione e percezione della realtà che caratterizza l’intera ricerca dell’artista, suggerendo la possibilità di “vedere in modo nuovo luoghi abitualmente conosciuti, attraversati o vissuti”.

DACIA MANTO

L’artista ha esposto in numerose istituzioni museali in Italia e all’estero, tra cui: Museo di Saint Etienne, Parco d’Arte Vivente di Torino, CCC Strozzina di Firenze, Mart di Trento e Rovereto, Pecci di Prato, Mar di Ravenna, MaGa di Gallarate, Mac di Lissone, e in molti spazi pubblici e gallerie private.

Nel 2009 ha vinto il Premio GeniAli indetto da Alitalia per la giovane arte italiana, П risultata finalista al Premio Cairo e al Premio Agenore Fabbri; nel 2011 ha vinto il Premio Acea con il video “Planiziaria”, il Premio Aletti con il video “Asterina”; nel 2012 il Premio Arte Rugabella.