a cura di Arabella Natalini

Tusciaelecta 2005/2006 ha preso avvio con una anteprima programmata nei giorni 8 e 9 novembre 2005: protagonista Arto Lindsay, musicista ed artista di grandissima levatura, da sempre legato al mondo delle avanguardie artistiche e musicali, ma anche alla tradizione del suo Brasile; in questo Tusciaelecta rinnova un interesse che guarda agli sviluppi contigui all’arte contemporanea, dopo avere già ospitato nel suo catalogo artisti quali – tra gli altri – Ryuichi Sakamoto, Virgilio Sieni, Raffaello Sanzio.
Come già nella precedente edizione con Anthony Gormley, l’anteprima di Tusciaelecta si è tenuta a San Casciano: martedì 8 novembre concerto del trio di Arto Lindsay presso il Teatro Niccolini; 9 novembre, presso il Castello di Meleto, a Gaiole in Chianti, Arto Lindsay protagonista di un incontro con il pubblico – condotto dal giornalista Giuseppe Vigna e dalla curatrice di Tusciaelecta Arabella Natalini – e con una performance in solo nel suggestivo piccolo teatro situato all’ interno al Castello.

Arto Lyndsay [Richmond (Virginia), 1953]
Arto Lindsay è compositore, cantante, chitarrista e produttore. Il suo percorso è fatto di anni di sperimentazione e di incontri e collaborazioni che spaziano in ambiti non solo musicali, apparentemente inconciliabili. Per citarne solo alcuni ha collaborato con Laurie Anderson, Matthew Barney, Ryuichi Sakamoto, David Byrne, Vinicius Cantuária, Marisa Monte, Cesaria Evora, Caetano Veloso, Brian Eno e dj Spooky. Insieme al tastierista Peter Scherer, Lindsay dà vita ad Ambitious Lovers, dove convergono la sua cultura brasiliana, il funk, la dance, sempre commentati da una chitarra-caos, volutamente antimelodica. Il lato “pop” di Lindsay prende sostanza quando l’artista produce uno dei dischi capolavoro di Caetano Veloso, “Estrangeiro”. In seguito molti altri autori brasiliani (Gal Costa, Marisa Monte, Carlinhos Brown) si affidano al suo talento di regista sonoro, tanto da spingere lo stesso Arto a comporre canzoni in portoghese. Nasce “O Corpo Sutil / The Subtle Body”, primo di una serie di cd che individuano in Arto Lindsay uno tra i più intelligenti autori del nostro tempo. Composizioni brevi, elettro-acustiche, dove convivono temi melodici obliqui e ritmiche ossessive, dolcezza e aggressione elettrica: sono il contenuto anche dei successivi “Mundo Civilizado”, “Noon Chill”, “Prize”, “Invoke” e del recente “Salt”. Il suo stile fonde diversi generi in un risultato che è una sintesi molto originale e spesso fonte di ispirazione per altri artisti (dai Sonic Youth ai Lamb), un incontro tra il samba e la bossanova da una parte e il punk e le atmosfere rarefatte della musica ambient dall’altra. Le sue performance spesso molto elettroniche si sposano con le proprie radici musicali, il timbro gentile e sensuale della sua voce contrasta con i suoni taglienti della chitarra elettrica e le ritmiche create dagli altri elementi del gruppo.
La band è formata da Melvin Gibbs – strepitoso al basso elettrico, collabora con Arto Lindsay da anni, arrangiatore dei pezzi e programmatore della batteria elettronica – e da David Boyle alle tastiere elettroniche – originario dell’ Australia dove ha vissuto a stretto contatto con la popolazione aborigena, dopo il suo trasferimento a New York diventa uno dei più stimati tastieristi e produttori.